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| LA MELA |
| Le origini |
Dall'Asia orientale,
il melo (Pirus Malus) si è diffuso in Egitto, dove, sotto
il regno del faraone Ramsete II (secolo XIII a.C.), veniva coltivato
lungo le vallate del Nilo. Da qui la coltura arrivò poi in
Grecia (nel IV secolo a.C. Erodoto ne descrive la tecnica dell'innesto)
e, successivamente, a Roma.
La mela è protagonista di numerose leggende e miti dell'antichità:
nella sua undicesima fatica Ercole riuscì ad impossessarsi
dei pomi d'oro che crescevano nel giardino delle Esperidi; quando
gli dei dell'Olimpo invecchiavano, mordevano una mela per recuperare
la gioventù; fu a causa di una mela (donata da Paride a Venere)
che scoppiò la guerra di Troia.
Se in epoca romana, come ricorda Plinio, venivano menzionate una
ventina di varietà, oggi se ne conoscono circa 7.000, anche
se in minima parte oggetto di coltivazione da reddito.
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| La coltivazione della mela |
Originario dell'Asia
Orientale, il melo è oggi coltivato intensivamente in Cina,
Stati Uniti, Russia, Europa (soprattutto in Italia e Francia).
In Italia la produzione è concentrata nel settentrione: l'80%
del raccolto nazionale, infatti, proviene da tre regioni del Nord:
Trentino-Alto Adige (46%), Emilia-Romagna (17%) e Veneto (14%).
Altre aree di una certa importanza sono Piemonte, Lombardia e Campania.
Le mele italiane sono disponibili sul mercato praticamente tutto
l'anno, con varietà estive, come Summerred, Royal Gala ed
Ozark Gold, ed autunnali, quali Golden Delicious, Stark Delicious,
Imperatore, Jonathan, Fuji, Renetta del Canada, Granny Smith, Starking
e Starkrimson. Tra le invernali, le più diffuse sono Annurca
(coltivata soprattutto in Campania, da dove proviene oltre il 90%
della produzione italiana) e Stayman.
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