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LA SUSINA
LE ORIGINI
Originaria dell'Eurasia e del Nord America, la susina
(Prunus domestica) fu introdotta in Europa circa 20.000 anni fa.
Le prime testimonianze della sua presenza in Italia risalgono al I secolo
dopo Cristo, quando Plinio il Vecchio la citò nella sua "Naturalis
Historia".
LA COLTIVAZIONE DELLA SUSINA
I principali produttori mondiali di susine sono Cina,
Russia e Stati Uniti. A livello europeo, le maggiori produzioni si registrano
in Romania (900.000 ton), ex Jugoslavia (circa 600.000), Germania (400.000),
Francia (300.000) ed Italia (150.000).
Le aree produttive più importanti nel nostro paese sono concentrate
in Emilia-Romagna e Campania. Altre regioni in cui è diffusa questa
coltivazione sono Marche, Lazio, Piemonte e Abruzzo.
Le susine italiane sono disponibili da giugno a dicembre, con varietà
come Sorriso di Primavera, Ruth Gerstetter, Ozark Premier, Goccia d'Oro,
Black Gold, Stanley, President, Angeleno, Bella di Lovanio e Santa Rosa.
CONSUMO E CONSERVAZIONE
Composta per l'87,5% di acqua, la susina è un
frutto particolarmente dissetante ed aiuta a recuperare i liquidi persi
con la sudorazione.
Grazie alla buona presenza di elementi minerali, come potassio, calcio
e fosforo, svolge anche un'importante azione depurativa sull'organismo.
L'elevato contenuto di zuccheri, magnesio e fibra stimola la motilità
intestinale e rende questo frutto un ottimo regolatore dell'intestino.
Secondo la tradizione popolare, inoltre, la susina è indicata per
chi soffre di uricemia, astenia ed anemia.
In cosmesi, si utilizza la polpa dei frutti frullata per preparare maschere
emollienti, vellutanti ed acidificanti per pelli grasse ed irritabili.
Oltre che per il tradizionale consumo fresco, la susina può essere
essiccata o utilizzata per preparare succhi, confetture, marmellate, sciroppi,
bevande fermentate e distillati.
Ad una temperatura compresa tra -0.5 ed 1 °C ed un'umidità
relativa pari all'85%, alcune varietà di susine si possono conservare
per un periodo massimo di 3-4 settimane.
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