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Sono tanti gli itinerari da
scegliere per godere di tutto quanto Manta offre: la collina, con i sentieri
ombrosi e le fresche fontane; le vecchie strade che nascondono improvvisi angoli
caratteristici, antichi cortili, meridiane quasi cancellate dal tempo o parchi
nobiliari gelosamente conservati; la pianura dalla quale il Castello appare
nello scenario del Monviso (e proprio nella prima pianura sono situati gli
impianti sportivi comunali per gli appassionati del tennis, del calcio, delle
bocce o del volley). La passeggiata proposta evidenzierą alcuni degli aspetti
particolari del paese dei "giari 'ntussią", per far scoprire una
piccola parte della storia della sua gente e del suo tempo.
In piazza Cavour dopo uno sguardo a nord verso le belle
case sei-settecentesche del "borgo nobile" sulle quali svetta maestoso
il "Belvedere" di una antica famiglia, (da ammirare salendo al
santuario di S. Leone per via Maero) subito ci appare la facciata dell'attuale
chiesa parrocchiale di S. Maria degli Angeli, dove spicca una tradizionale
rappresentazione della S. Sindone. Prima che la chiesa annessa al Castello
divenisse parrocchia (1427) esistevano a Manta altre tre parrocchie, che poi a
poco a poco vennero abbandonate: San Leone, sul colle omonimo; San Giacomo,
sulla collina a mezzogiorno e San Nicolao, di cui ogni traccia č stata
cancellata sul colle sovrantante il Castello.
S. Maria degli Angeli, edificata dalla comunitą a partire dal 1626, ampliata
nel 1764 accoglie un prezioso fonte battesimale del 1450, commissionato dal
Castellano agli Zabreri, artisti della Val Maira per l'Antica parrocchiale del
Castello e trasferito all'attuale dimora alcune decine d'anni fa. Nella chiesa
si trova un bellissimo organo, costruito nel 1906 da Francesco Vittino, della
celebre famiglia di organari centallesi. Si notano poi alcuni pregevoli dipinti
ad olio: tra questi, si distingue la "pala" dell'altare,
rappresentante il trionfo della Vergine degli Angeli, dovuta al Grossi (1850).
Uscendo, troviamo le forme slanciate del campanile in mattone grezzo, eretto nel
1746, utilizzando , per la base, anche materiale di rovina di S. Maria del
Monastero. Nelle adiacenze della parrocchiale č da segnalare, al n. 6 di via
Garibaldi uno fra gli ultimi esempi di antico artigianato mantese: un cortile in
selciato bicolore, opera di notevole maestria. Avviandoci al Castello, sulla
facciata di una costruzione d'epoca in piazza Mazzini, si ammira un buon esempio
di fregio seicentesco in terracotta, il migliore, per stato di conservazione,
fra i diversi esistenti in paese.
Dopo la visita all'Antica Parrocchiale ed al Castello discendendo per la via
omonima, incontriamo uno dei simboli di Manta: la torre di guardia facente parte
delle mura del ricetto medioevale e trasformata, nel tardo ottocento in torre
campanaria. Si stratta del "ciochč d'le ronsse" costruzione rustica
visibile da tutte le strade d'accesso al paese.
Proseguendo la discesa si fiancheggia la chiesetta di
San Biagio, opera gią documentata nel 1504 e per arrivare sulla via Garibaldi
si attraversa l'antica porta del Comune, conservata nelle sue linee originali.
Sull'arco del portone d'accesso e cortile, ancora campeggia la scritta latina di
benvenuto a chi vi entrava. Svoltiamo ora a mezzogiorno verso il borgo di San
Rocco. A pochi metri troviamo la chiesa della Confraternita (l'antica "Confratria
di Santo Spirito", ora chiusa al culto). All'interno, la scritta che
ricorda, nel 1703, l'assenso papale, alcuni dipinti di buon pregio e, nell'atrio
del vetusto campanile, i resti di una interessante monofora ornata. Questa parte
di Manta mostra alcune vecchie costruzioni significative quali l'antico
monastero-ospedale al n. 73 (meglio visibile da via Valerano) che presenta una
serie di archi sovrapposti di squisita fattura. Al n. 91, sempre della via
Garibaldi una bellissima porta d'ingresso settecentesca, mantenuta nelle sue
originali ed armoniche linee.
Oltre, superando sulla destra "'l truchet" che collega via Garibaldi
con la zona del Castello presso San Biagio, al n. 176 appare sul muro di destra
una figura dipinta di antica devozione (S. Sebastiano), che pare risalga al XIV
secolo.
Superata la chiesa di San Rocco, un ultimo angolo caratteristico: il mulino S.
Rocco, ben conservato dalla famiglia propietaria anche nei meccanismi di
movimento, come memoria di civiltą contadina.
In piazza del Popolo, il "nuovo" municipio che ospita, fra l'altro, un
ricco archivio storico contenente alcuni pezzi rari, quali una interessante
serie di mappe catastali settecentesche ed una copia degli Statuti del 1478
firmati dal Marchese di Saluzzo Ludovico II. Da non tralasciare le antiche
cappelle (campestri o collinari) che vantano splendidi ex voto e piccoli tesori
di storia o d'arte (S. Leone, patrono del paese, i gią citati S. Rocco, S.
Biagio, S. Dalmazzo, S. Giacomo ora chiesetta degli Alpini ed altre ancora). |